Due giorni, due palazzi romani, la stessa Matera
Lunedì 23 febbraio ero al Ministero della Cultura. Martedì 24 alla Farnesina. In mezzo, Matera che si racconta due volte a Roma nel giro di ventiquattro ore.
Al Ministero della Cultura ho lavorato all’organizzazione della conferenza stampa che ha presentato il programma di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026, per l’ufficio stampa della Fondazione Matera Basilicata 2019. Sul palco il Presidente della Regione Basilicata Vito Bardi, il Sindaco di Matera Antonio Nicoletti, il Consigliere Diplomatico del Ministro Giuli e la Direttrice Generale della Fondazione Rita Orlando. È stato presentato “Terre Immerse”, il progetto che guiderà l’anno da capitale, condiviso con la città marocchina di Tétouan. L’idea di fondo: il Mediterraneo non finisce sulla costa, continua nelle pieghe della terraferma, nelle aree interne che di solito restano fuori dal racconto del mare.
Il giorno dopo, alla Farnesina, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha aperto un evento internazionale sullo stesso progetto. Erano presenti gli stessi protagonisti del giorno prima, Bardi, Nicoletti, Orlando.
Lo stesso programma da due prospettive, quella culturale e quella diplomatica, mi ha chiarito una cosa che sapevo solo in teoria: Matera 2026 non è solo un programma di eventi. È un modo per l’Italia di dire chi vuole essere nel Mediterraneo, usando la cultura come lingua comune.

Il lavoro di ufficio stampa in questi due giorni è stato soprattutto tenere insieme i fili: chi doveva sapere cosa, quando, e in che ordine. Un lavoro che si vede poco. Ma quando due ministeri parlano della stessa città nella stessa settimana, vuol dire che qualcosa ha funzionato.